Klinker pavimenti e rivestimenti - tararà...ceramiche & complementi

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Un prodotto antico, un prodotto della tradizione costruttiva Nord Europea che si è radicata anche nelle nostre zone. Il suo utilizzo è molto diffuso a pavimento e rivestimento esterno. Grazie alla sue caratteristiche tecniche trova spazio anche in ambienti industriali.
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Curiosità

La parola "Klinker" deriva dall'olandese Klinkaerd (da "Klinken", risuonare) da cui traggono origine termini inglesi onomatopeici come "to clink" (tintinnare) e "clink" (tintinnio). Prima nei Paesi Bassi e successivamente nella Germania settentrionale il klinker è stato usato in maniera diffusa, nella forma di mattone pieno per pavimentazioni stradali, edifici pubblici e privati, scuola, ponti, ecc., per cui nella pratica si è associato il termine klinker al mattone stesso. Resta accertato che tale materiale trovò naturali applicazioni nel tempo, ed è possibile ritrovarlo ancora oggi nelle costruzioni del Nord Europa sotto forma di mattoni di grosso spessore con funzioni di struttura portante per archi e facciate di chiese, ponti, pavimentazioni di grande traffico, marciapiedi e piazze.
Fino agli anni '30 il linguaggio strutturale del klinker era quello del muro portante, eventualmente arricchito di motivi decorativi realizzati con lo stesso elemento variamente disposto. Viene prodotto sia come piastrelle da pavimentazione e rivestimento di forme varie sia come mattoni per murature facciavista. In quest'ultima forma ha caratterizzato l'architettura milanese a cavallo della seconda guerra mondiale e particolarmente le opere di Giovanni Muzio. IL Palazzo dell'Arte di Milano, creato per essere la sede della Triennale, è stato il primo esempio di uso del klinker in Italia. Giovanni Muzio, progettista del Palazzo, volle espressamente questo materiale sia per le garanzie di resistenza e duratura che esso offriva, sia per lo spettacolare contrasto che poteva essere così creato fra il corpo della costruzione, la facciata in marmo ed il parco circostante. Nel formato di piastrella da rivestimento in vari colori fu largamente utilizzata, dal dopoguerra in avanti, per caratterizzare i prospetti degli edifici residenziali da architetti come Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella, Giancarlo De Carlo ed i più recenti Roberto Gabetti e Renzo Piano.
 
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